Quello Che Rimane Rosso 2023 Sete
24,00 € Il prezzo originale era: 24,00 €.22,90 €Il prezzo attuale è: 22,90 €.
| Annata | 2023 |
|---|---|
| Formato | 75 Cl |
| Provenienza | Italia |
| Produttore | Sete |
| Tipologia | Vino Rosso |
| Bollino | Lieviti Indigeni, Naturale, No So2 Aggiunta |
| Vitigno | Ciliegiolo |
| Magazzino | C |
Quello che rimane Rosso 2023
Overview
Quello che rimane Rosso 2023 è un vino che nasce dal silenzio e dalla resilienza, pensato non per essere immediato ma per invitare alla riflessione. È un rosso profondo, introspettivo, che traduce in vino la complessità di un’annata difficile, trasformando la sfida climatica ed agricola in un’esperienza sensoriale intensa e stratificata. Non cerca la facilità, ma l’autenticità, mettendo al centro la materia, il tempo e il carattere del vitigno. Un vino che parla sottovoce, ma con grande precisione, capace di lasciare un segno duraturo nel sorso e nella memoria.
La storia del vino
Quello che rimane nasce come risposta consapevole a un’annata complessa, in cui la vigna ha richiesto ascolto, pazienza e scelte attente. È un vino che racconta ciò che resta dopo la selezione naturale degli eventi, quando solo l’essenziale arriva in cantina. Questo rosso rappresenta una sintesi estrema della filosofia Sete: accettare la difficoltà come parte integrante del racconto agricolo e trasformarla in identità. Ogni bottiglia custodisce il senso di una vendemmia che non ha cercato scorciatoie, ma ha scelto la via della verità espressiva e della profondità.
Filosofia in vigna
In vigna, Quello che rimane è il frutto di un lavoro rigoroso e rispettoso, condotto con attenzione massima all’equilibrio delle piante. Le uve vengono seguite lungo tutto il ciclo vegetativo con un approccio basato sull’osservazione e sulla riduzione degli interventi allo stretto necessario. In un contesto climatico impegnativo, la priorità è stata preservare la sanità e l’integrità del frutto, accettando rese contenute e maturazioni non forzate. Il risultato è un’uva che concentra non solo sostanza, ma anche memoria del suolo e dell’annata.
Approccio in cantina e varietà
Il Quello che rimane Rosso 2023 è prodotto da uve Ciliegiolo in purezza, vinificate con un approccio essenziale e coerente. La macerazione sulle bucce dura cinque giorni, accompagnata da follature manuali per un’estrazione misurata e consapevole. Dopo la pressatura soffice con pressa pneumatica, il vino fermenta e affina esclusivamente in acciaio, senza passaggi in legno, per mantenere intatta la lettura del vitigno e dell’annata. L’intervento umano è minimo, finalizzato a sostenere il vino senza mai sovrastarlo.
Note di degustazione
Colore: rosso intenso e profondo, con riflessi scuri che anticipano un profilo materico e concentrato.
Olfatto: complesso e stratificato, con sentori vegetali e di sottobosco che si fondono a note terrose, evocando la profondità della terra.
Palato: ricco e avvolgente, con richiami di fava di cacao amara e cuoio, sostenuti da una trama tannica decisa ma equilibrata, che dona lunghezza e tensione.
Abbinamenti gastronomici
Quello che rimane Rosso 2023 si abbina a piatti strutturati e saporiti. Ideale con carni rosse brasate, selvaggina, funghi, piatti a base di legumi e formaggi stagionati. È un vino da tavola lenta, da accompagnare a cucine profonde e a momenti di concentrazione.
Scheda tecnica
Denominazione: Vino Rosso
Annata: 2023
Vitigno: Ciliegiolo 100%
Gradazione alcolica: 13% vol
Vinificazione: acciaio, macerazione sulle bucce di 5 giorni
Affinamento: acciaio
Temperatura di servizio: 16–18 °C
Allergeni: contiene solfiti
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Cantina Sete
Storia del progetto Sete
La Cantina Sete nasce nel 2013 a Priverno, nel cuore della valle del fiume Amaseno, in provincia di Latina, da un’idea condivisa di Emiliano Giorgi, Arcangelo Galuppi e Martina D’Alessio. Fin dall’inizio, il progetto si pone un obiettivo chiaro e ambizioso: dare voce a un territorio spesso rimasto ai margini del racconto vitivinicolo italiano, ma dotato di una forza naturale straordinaria. Qui, tra la Pianura Pontina e la Ciociaria, a pochi chilometri dal Parco Nazionale del Circeo, il paesaggio è un equilibrio continuo tra mare e montagna, vento e sole, umidità e luce. Sete nasce come risposta contemporanea a una storia agricola antica, con l’intento di restituire dignità e centralità a vigneti storici e a varietà locali troppo a lungo sottovalutate.
La filosofia in vigna
La filosofia agricola di Sete si fonda su un rispetto profondo e radicale per la natura e per i suoi ritmi. L’azienda lavora circa cinque ettari di vigneto suddivisi in dodici parcelle, molte delle quali ospitano viti con oltre cinquant’anni di età, autentici patrimoni genetici del territorio. Questi vigneti sono coltivati secondo principi biologici certificati, con interventi minimi e grande attenzione alla vitalità del suolo. Le lavorazioni manuali sono centrali, così come l’osservazione costante della vigna, considerata un ecosistema complesso e vivo. Varietà autoctone come Ottonese (Bombino Bianco), Moscato Bianco e Malvasia Puntinata trovano qui un ambiente ideale per esprimere carattere, identità e profondità.
L’approccio in cantina
In cantina, Sete adotta un approccio coerente e rigoroso, basato sull’idea di non interferire con ciò che l’uva esprime naturalmente. Ogni parcella viene vinificata separatamente per preservarne le specificità, attraverso fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e senza l’impiego di additivi o coadiuvanti enologici. Non vengono effettuate correzioni tecniche né interventi standardizzanti: il vino segue il suo percorso naturale, guidato dal tempo e dall’equilibrio interno. Questo metodo produttivo permette di ottenere vini vivi, dinamici, capaci di evolversi e di raccontare con sincerità l’annata e il luogo di origine, senza filtri né maschere.
Identità, territorio e visione
Il progetto Sete è sintetizzato perfettamente dal motto “Niente da aggiungere”, una dichiarazione di intenti che va oltre la tecnica e diventa visione culturale. Il vino non è pensato come un prodotto da costruire, ma come un alimento vivo, espressione diretta di un’agricoltura sana e consapevole. Ogni bottiglia riflette il dialogo tra suolo, clima e mano dell’uomo, senza scorciatoie o compromessi. Sete interpreta il vino naturale come strumento di racconto territoriale e come atto agricolo prima ancora che enologico, contribuendo a ridefinire l’identità vitivinicola del Lazio meridionale con autenticità, coerenza e profondità.
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